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    11/6/2009

    Insomnia

    niente...
    steso nel letto, da ormai troppe ore...
    immobile a fissare un soffitto di travi color ocra...
    e niente...
    il corpo dolorante, stanco, sentiva le ossa come cedergli nel buio del suo letto...
    ma la mente era ancora sveglia, ancora attiva, vagava limpida tra ricordi, pensieri, immagini, desideri, sensazioni. si rifiutava di dormire...
    la mancina venne portata al volto, andando a stropicciare per l'ennesima volta gli occhi. sempre con lo sguardo immobile verso quel soffito che pareva a tratti parlargli...
    niente...
    vuoto...
    silenzio...
    il ritmo regolare del suo respiro, scandito dal battito del cuore, che impeccabile rintoccava lo scorrere del tempo.
    la mente viaggiava sul soffito, oltre le travi, veloce verso posti lontani, verso stazioni dei treni, viaggi passati e futuri, sensazioni che lo accompagnavano nel suo notturno viaggio nel passato, ricordi di giorni di scuola saltati e di bugie dette per vedere principesse e ombre, per fumare sigarette e sperare, la mente ripercorreva gli interminabili minuti di viaggio, su posti scomodi, ove come unica compagna aveva la sua musica, che violenta e arrabbiata tuonava da fuori gli auricolari, spingendo la gente "comune" ad allontanarsi da lui, spingendo i fighetti e i truzzetti a disprezzarlo, mentre lui viaggiava verso un'unica meta, sempre diversa, ma sempre simile...
    ombre, sigarette e principesse avevano qualcosa in comune...
    ricordava la emozioni che trapelavano dallo sguardo, unica cosa che lasciasse trasparire se stesso, poichè nelle lunghe ore di attesa rimaneva sempre immobile, sorridendo e fumando, mentre gli occhi scavavano nella folla alla ricerca di figure sconosciute ma familiari...
    le lunghe ore trascorse fissando folle di persone, storie intere che gli passavano affianco senza neanche notarlo, altre storie che si arrichivano nello scontrarlo, altre che peggioravano nel narrarlo... storie sconosciute di volti sconosciuti, che forse accennavano all'esistenza di questo ragazzo sempre vestito di nero...
    le ore ad attendere, persone che non sarebbero mai arrivate, ma la mente non voleva arrendersi, non voleva demordere... quindi niente lo faceva arretrare...
    si alzò dal letto, abbandonando quel malinconico fiume che lo portava alla deriva, lontano dalla spaggia del riposo che ormai aveva abbandonato le sue notti...
    seduto ora sul letto, nel buio della sua camera, con il freddo pungente dell'inverno che lo faceva rabbrividire cercava le sigarette, a tentoni, sul comodino, afferrandole insieme all'accendino...
    una scintilla
    due scintille
    tre scintille
    la fiamma
    dinnazi a lui, accecandolo, obbligandolo a chiudere un occhio per la luce che emanava e feriva i suoi occhi
    poi nuovamente il buio.
    e in mezzo al tretro nero una flebile fiammella arancione, che si accentuava la sua intensità a ogni suo respiro del veleno che portava ormai in corpo...
    alzandosi dal letto, il pavimento parve diventare più freddo ai suoi piedi nudi che lenti lo portarono alla finestra chiusa.
    fuori il buio della notte, il rumore di una città di provincia che parlava con gomme che stridevano e motori che si allontanavano...
    forse un gufo, o un qualche rapace notturno gracchiava alla sua amante allontanadosi, mentre lui rimaneva spoglio, sul balcone ora, nudo al gelido tocco dell'inverno. nuvolette del fumo della sigaretta e del calore del suo respiro si alternavano e confondevano nella sua bocca mentre lui restava immobile al gelo.
    la luna era nascosta da evanescenti nubi grigiastre, che ne catturavano la luce ma ne lasciavano intuire la presenza.
    da quante notti la sua vita andava avanti così?
    quasi un anno ormai... o forse di più...
    scuotendo il capo la pensiero dell'insonnia che lo obbligava alle amare veglie notturne il ragazzo aspirò l'ultimo venefico tiro della sua sigaretta, sperando che il nome avrebbe reso giustizia alla marca che incatevana la sua preferenza.
    passandosi ora la mano nella sporca chiomaa biondo cenere il giovane tornò nella stanza, silenzioso come era uscito, infreddolito e taciturno.
    con i polmoni nuovamente carichi di catrame e nicotina, si stese nel tempore del letto, avvolgendo il suo corpo nelle coperte.
    lo sguardo nuovamente fisso al soffitto...
    e ancora...
    niente...

    11/5/2009

    Il Gigante Buono

    immobile, rimaneva li a guardarlo...
    enorme, gigantesco e li a terra, immobile...
    «Reaand...»
    al pronunciare del suo nome il gigante alzò un poco gli occhi, muovendo appena il capo verso la magra figura dinnanzi a lui
    «...Reaand...» sussurrò nuovamente il ragazzo «che ci fai li a terra?»
    l'altro chiuse un attimo gli occhi, come a trattenere lacrime che forse il suo animo odiava
    «...io....»
    si avvicinò, piegandosi sulle ginocchia, la lingua portò la sigaretta sul lato della bocca
    «...» scosse il capo l'enorme figura dai corti capelli corvini
    «...lascia stare...» combatteva con se stesso per trattenere le lacrime
    l'altro non parlò, silenzioso portò l'affusolata mano sull'enorme spalla del gigante ferito
    «...lo so...»
    l'altro non accennava a muoversi, le mani strette al terreno sabbioso, gli occhi chiusi nel capo chino dal dolore che lo attanagliava
    «...alzati...» sussurrò nuovamente il ragazzo
    «...fa male...» gemette il gigante
    «...Reaand... non puoi fare così... non puoi abbandonarti...»
    «ci sto provando!» pronta la risposta, ma il corpo ancora immobile
    «...puoi alzarti, lo sai...» l'altro scuoteva il capo, gonfio di dolore
    «...tu non sai...» gemette trattenendo a fatica le lacrime «...non sai... cos'è...»
    la magra figura dai lunghi capelli biondi scosse il capo a quel gesto, in un impeto di rabbia il gigante buono si alzò in ginocchio
    «NON SAI COSA SI PROVA!»gridò come al vento mostrando il macabro aspetto del suo corpo.
    una lunga lancia si protendeva prepotente dal suo petto, la punta affondata violenta nella carne del gigante faceva grondare sangue dal villoso petto, la veste strappata mostrava il sangue che ancora colava dalla ferita aperta sul suo cuore, il regolare ritmo dei respiri del gigante dava l'impressione che l'arma affondasse ogni secondo di più nella sua viva carne, protando solo a poter immaginare il dolore che provava.
    il ragazzo scosse il capo e, inginocchiandosi a sua volta, iniziò lentamente a sbottonarsi la camicia
    «...credi davvero?»
    aprendo la nera veste di seta il ragazzo mostro a sua volta il petto al gigante, che ora lo fissava sconcertato.
    la dove prima vi era un cuore, carne e ossa, non vi era più nulla. un macabro antro di carne ancora viva pulsava, le costole spezzate lasciavano aperta la vista sul nero polmone squarciato, vene e capillari che ancora stillavano sangue pulsavano vivi tra nevi e carne del ragazzo, un vuoto, che mostrava l'assenza del cuore del ragazzo.
    «...» non trovava parole il gigante per rispondere a quella macabra rivelazione
    «...lo sappiamo tutti...» disse il biondo indicando con la mano due figure alle sue spalle, una poco più bassa di lui, dai capelli corvini e la carnagione abbronzata, che a sua volta aveva aperto la veste mostrando il petto martoriato e cicatrizzato, la dove vi era il cuore. l'altra, più alta, dai corti capelli rossi e l'immancabile sigaretta tra le labbra che mostrava a sua volta il petto ricucito, ma ancora si scorgeva, tra i fili della cucitura, un cuore pulsante e un nero polmone.
    «...non è la stessa cosa... per nessuno di noi lo è stato... ma lo sappiamo...»
    Reaand rimase immobile e taciturno... guardando i tre ragazzi, la lancia ancora nella carne viva, lo sguardo immobile...
    «abbiamo sofferto tutti Reaand...» disse il rosso
    «...abbiamo pianto tutti...» continuò la bassa figura
    «...ma siamo andati avanti... assieme....» concluse il biondo ancora inginocchiato dinnanzi al gigante, le altre due figure si avvicinarono alla prima, poggiandogli una mano per spalla, e guardandosi un attimo tra di loro sorrisero lievemente
    «...e straziante e lancinante, a le volte vorresti non fosse mai successo... o non aver mai incontrato la causa di tutto questo... ma questo dolore c'è... ed è questo dolore che ti mostra che sei vivo...» spense la sigaretta consumata a terra, schiacciandola poi con l'anfibio nero. lento nelle movenze, ancora il petto scoperto, si alzò in piedi, venendo subito affiancato dalle altre due figure...
    «...noi siamo andati avanti...»
    tutti e tre sorrisero guardando gli occhi del gigante gonfi di lacrime, non per sbeffeggiarlo, ma un dolce sorriso di comprensione, in simultanea, gli tesero le mani
    «...tu ora hai noi...» disserò tutti e tre all'unisono
    «alzati Reaand, che ci fai li a terra?»
    il gigante li guardò, silenzioso, gli occhi gonfi, un sorriso strano sulle labbra,
    «...io...»
    «non servono parole... lo sappiamo...» risposero una volta ancora le tre figure come fossero una sola...
    il gigante buono li guardò un attimo... allungando la mano verso le loro protese.
    pronto forse ad alzarsi, o forse a provarci.
    ma comunque, qualunque scelta avrebbe preso, le tre figure di certo non lo avrebbero lasciato li da solo...
    11/4/2009

    E La Mia Mente Si Svuota Ancora, Scrivo Ancora....

    ed eccola che arriva
    la necessita fisica di scrivere, il fiato corto, i polmoni che arrancano alla ricerca di ossigeno, soffocati dal fumo di una sigaretta
    parole gridate dalle casse che implorano libertà, che implorano salvezza, la voglia di piangere che non lo abbandona, si rialza, un altra volta, dal pavimento freddo, silenzioso, indossando soltanto i pantaloni neri ormai ridotti a brandelli dalla sua stessa rabbia, disperato e sconsolato, alla ricerca di una salvezza, la testa che gira, senza ragione, l'immobilità fisica imposta da se stesso, la necessità umana di uccidere, l'obbligare se stesso al non far nulla, tutto così dannatamente vuoto e stupido, tutto così dannatamente fermo, tutto così dannatamente scontato
    il perdono che non riceverà, lei è li, davanti a lui, nella sua mente forse, o nel suo mondo, ma c'è, silenziosa nei suoi ricordi, lo sguardo duro che conosce bene, la rabbia e il disprezzo che ha sentito nella sua voce, assieme a un velo di disperazione e dolore, l'odio che ha percepito, la disperazione nel suo animo, il rendersi conto del proprio errore, non c'è più spazio per il perdono ormai in quegli occhi, un errore di troppo, l'ennesimo che l'ha fottuto del tutto...
    e la rabbia che ora si fa strada
    in quell'animo disperato, l'odio che gonfia i suoi occhi ormai secchi, dotti lacrimari che non vogliono funzionare, il corpo che si ribella a ste stesso, alla propria mente, ma ora la calma del corpo e troppa, la voglia di sentire ancora il nauseante odore di pollo e carne bruciata nel desiderio di spegnersi la sigaretta sul braccio, sulla mano, sulla carne viva, sul cuore stesso, alla ricerca di qualcosa che gli provochi un emozione diversa dalla rabbia e dalla disperazione, niente, vuoto assoluto, l'immobilità, il corpo che cerca di preservare se stesso, al contrario del desiderio della mente, che ora scoppia, stretta da troppe cinghie, stretta da troppi pensieri, stretta a se stessa, non c'è spazio ora per il rimpianto, il desiderio e crudele e iniquo, vuole vendicarsi di se stesso, redimersi, punirsi, fustigarsi, squarciarsi, lacerarsi, bruciarsi, trucidarsi, imporre un dolore fisico superiore a quello mentale e sentimentale che lo lacera da anni.
    troppi errori, ha preso coscienza di troppi errori, errori che gli hanno fatto perdere persone, e tra tutte soltanto una lo ferisce realmente, soltanto di una rimpiange la perdita fino a desiderare la morte, l'ha cercata, da sempre, ha provato a chiedere perdono, a chiedere scusa, e quel messaggio, quelle parole mai dette hanno aperto uno spiraglio, un fottuto spiraglio di pace, di salvezza, di compiacimento, la certezza che niente lo riempia a pieno lo uccide, conscio dell'inutilità delle parole, di quel papiro, l'inutilità delle azioni, di quella  come di questa, il riportare alla memoria, con un insito autolesionismo, quei ricordi, quegli abbracci, quella disperazione, quella disperazione che ora non riesce a farsi strada nella gola, che non trova  aria che le faccia attraversare le corde vocali, cercando un alito che le porti sino alle labbra, rimane silente, con chi ama, con chi lo ama. tace e basta.
    nient'altro si fa strada in se, niente se non il silenzio, il sorriso che comprare sulle labbra, che viene smentito dallo sguardo triste e perso nel buio, la certezza che solo il perdono lo potrebbe realmente redimere, un perdono che non può darsi da solo, un perdono che qualcuno gli deve dare, un perdono che non ha ragione di esistere.
    «...ti ho ferito...»
    «...»
    «....sono cambiato... io... mi manchi.... vorrei solo un altra chance...»
    «...e bello sapere che te ne sei accorto... ma non mi fai ne caldo ne freddo...»

    un pugnale che si fa strada nella carne, senza lacerarla, semplicemente oltreppasandola, scava sino al cuore, facendosi silenziosamente strada tra le ossa e i muscoli, affondando nel ventricolo destro, e piegando se stesso, sino al centro del petto, spezzandosi li dentro
    spezzandosi come la certezza del perdono
    e la sua mente
    la sua mente che lo impone al silenzio
    il suo corpo lo impone al silenzio
    sorridi
    stai zitto e sorridi
    non sono cose che devi dire
    taci
    zitto
    lasciale dentro
    e inutile disperarsi
    e inutile parlarne
    l'hai persa e lo sai
    non puoi farci niente
    non c'è motivo per il quale lei torni da te
    non è mai stata tua, e non l'hai mai voluta come tua
    ti ricordi ancora quell'abbraccio che ti ha fatto vibrare l'anima fino a farti tremare
    te lo ricordi bene
    la sensazione che il tempo rallenti e quel calore strano che si fa strada in te mentre lei ti stringe...
    la sua voce, per ore, al telefono
    le risate, gli scherzi, i pianti, i consigli
    era tutto così dannatamente perfetto
    e tu l'hai mandata al diavolo
    per una donna che ti ha fatto soffrire
    da allora il giuramento a te stesso
    mai pronunciato
    basta storie serie
    ci sei ricascato però
    ma sei stato abbastanza furbo da tenerti il dolore dentro
    da combatterlo da solo
    loro non hanno colpa
    la colpa e ancora tua
    come sempre
    stai zitto ora
    smettila di parlare
    non ha senso questo
    non ha senso quest'intervento
    ne il renderla partecipe del dolore che ti sei  causato in questi anni senza la sua voce
    non ha senso
    ti ricordi il suo profumo? no
    ma ti ricordi bene il suo sguardo, la risata e la gioia che aveva negli occhi
    le volte che ti prendeva a pugni per gioco e tu ridevi
    era bello
    era dolce
    era sincero
    e un tuo errore a posto fino a tutto questo
    ora solo odio nel tuo animo
    c'è posto solo per quello
    ti sei promesso di non innamorarti più
    e non ce l'hai fatta
    ti uccidi con alcool e sigarette
    cerchi qualcosa che ti spieghi il motivo
    il senso
    vuoi capire, nonostante lo fai già
    sapevi benissimo, da sempre, che non ti avrebbe mai perdonato
    a che serve calpestare il tuo orgoglio? e del tutto inutile
    chiedere scusa? a che serve? non ti rivuole! non vuole la tua voce, ne il tuo sorriso, ne la tua amicizia! non ne ha bisogno
    sei cambiato, è vero, tantissimo, più di quanto lei o le altre possano immaginare
    ora sei una persona diversa, ti sei lasciato cullare dal tuo stesso veleno, ora vuoi vendetta su te stesso e nient'altro
    non è vero
    vuoi il perdono
    un perdono che non avrai, non ha senso stare così
    alzati, che ci fai li a terra? perchè la guardi per ore? perchè la pensi per ore? SMETTILA
    non ha più motivo o senso, lei non ti vuole
    e queste parole non ti convincono
    te le ripeti ogni notte
    ogni giorno
    ma non ti  convincono
    un messaggio e ti vibra il cuore, speri sia lei
    non ti vuole
    ti odia
    no, non più
    ti ha odiato
    non ha senso chiederle di perdonarti, non sa cosa ti sei fatto negli anni, a cosa ti sei portato per punirti, per lei e per molti altri errori
    lei ti ha punito a suo modo, e tu sei stato stupido a punirti a tua volta
    non dovevi farlo, non dovevi permettertelo, ora odia
    odia te stesso come in questi lunghi anni
    disprezzati nel guardarti allo specchio
    odiati come fai da sempre
    e l'unica cosa che ti resta
    punisciti per averla persa
    una persona che hai ancora sotto pelle dopo quanti anni? dopo quanti anni il suo ricordo ti fa ancora male?
    e il sapere che non sei più nulla per lei?
    forse un giorno qualcosa cambierà...
    l'ha detto lei...
    ma non ci credi
    non sfiducia nei suoi confronti, ma non è tipa da dimenticare il dolore causato...
    vorresti incontrarla
    e vorresti ti picchiasse
    vorresti sfogasse il male che gli hai fatto sul tuo corpo
    che ti facesse male, per lasciarsi andare
    per un certo peridio lo sai che l'ha desiderato
    e ne avrebbebisogno
    forse allora cambierebbe qualcosa, avrebbe su che vendicarsi di quello che le hai fatto
    dannazione perchè fare così?
    io non lo capisco!
    ora però respiri ancora
    hai scritto dopo tanto
    parole stupide e inutili
    ma dopo quasi un anno e uscito ancora qualcosa dalla tua mente
    e ti senti più leggero
     ma la tristezza e la malinconia per l'averla persa non cambieranno mai
    e stato un tuo errore

    e lei non tornerà mai da te....

    allora perchè continui a restare qui?
    «...ne ho bisogno....»
    di cosa?
    «....di sperare....»
    ti farà solo più male...
    «.....»
    11/2/2009

    Sofismi

    peggio del non potere c'è il sapere di non potere, peggio del saper di non potere e rendersi conto logicamente del motivo per il quale non si può, di consenguenza non fare, la coscienza dell'inutilità logica di un azione porta al non compiere tale azione, azione della quale inconsciamente, a livello emotivo forse o più probabilmente a livello primitivo, sappiamo di necessitare... l'ignoranza è un bene, in quanto ignorando l'inutilità di un azione totalmente inutile si compie la suddetta azione, di conseguenza si dice "almeno ci ho provato" frase falsa che non si può dire nel momento in cui si è consci delle conseguenze esatte di quasi ogni parola e quasi ogni gesto, solo una sorta di onniscenza emotiva e comportamentale legata al proprio universo, tale universo non cambierà ,mai realmente, muterà in minima parte e darà l'illusione che qualcosa di diverso esista realmente all'interno di se stessi, ma una persona, messa alle strette, compierà sempre le stesse scelte di sempre poichè inconsciamente ha paura del cambiamento e dell'ignoto, e nonostante io stesso posso dire di non temere niente del mondo, di non temere niente di fisico o mentale all'interno del mio universo che io conosco e che io ho creato, mento, in quanto la verità è che io non ho un mio reale universo, ho la proiezione mentale del universo su me stesso, i miei dubbi, i miei pensieri, le mie parole, sono soltanto surrogati di un mondo in cui sono stato messo a vivere, le conseguenze di ogni azione che compio non sono altro che banali e patetiche copie di azioni compiute in passato da altri esseri umani che come me avevano l'arroganza di dire di possedere un proprio universo all'interno dell'universo già esistente, l'essere, il pensare, il conoscere, sono soltanto concetti relativi, poichè non esiste nulla di realmente originale, ne nel mio modo di vivere, ne nel mio modo di pensare, filosofia e matematica non sono altro che la copia di altre centinaia di pensieri e conclusioni umane già realizzate nell'universo reale, ovvero quello dove la specie umana coesiste in maniera alquanto penosa aggiungerei, la coscienza di Dio ci serve in quanto questa stessa essenza, che esista o meno, ci da la libertà di pensare che i reali fautori del nostro destino siamo noi stessi, in quanto se Dio esiste e se Dio ci ha dato la possibilità di scegliere, tramite le nostre azioni se concludere l'eternità in un mondo astratto e irreale quale può essere paradiso o inferno e se Dio davvero ci da la possiblità del perdono incondizionato, basta che l'essere umano sia realmente pronto a chiedere perdono per i propri peccati e non sia mosso da paura ma bensì da coscienza, da logicità e pensiero, allora noi stessi diventiamo Dio, in quanto noi abbiamo creato una società a immagine e somiglianza di Dio, tecnicamente perfetta, in quanto, a livello teorico ogni cosa esiste all'interno della società e virtualmente perfetta, dal ciclo del denaro al sistema giudiziario a quello politico, l'unica realtà sull'essere umano e che, inconsciamente molti e razionalmente pochi, si rendono conto che non è concepibile la perfezione, in quanto se un essere umano non ha di che lamentarsi non avrà di che gioire... quindi, la coscienza dell'inutilità delle azioni, come per esempio il lamentarsi del fatto che una ragazza viva lontana, o il non sentirsi "tagliati" per le relazioni serie sono azioni totalmente inutili e insensate, in quanto materialmente non portano rimedio o soluzione a ciò per il quale ci lamentiamo, piuttosto, dovremmo cerca di agire su noi stessi, in prima persona, fisicamente più che mentalmente, poichè se agiamo fisicamente su noi stessi, la nostra mente si adegua al nostro corpo, il punto e che è un circolo vizioso, ciò che la nostra mente partorisce, non è altro che un surrogato di ciò che accade al nostro corpo e, ciò che accade al nostro corpo, non è altro che un surrogato di ciò che partorisce la nostra mente.
    questo stesso post, e un lampante esempio della propria inutilità, poichè questi sono miei pensieri che tu, lettore, puoi condividere o meno, e forse, anzi, sicuramente e solo puntato a cercare un riscontro, negativo o positivo che sia, in persone sconosciute che dimostrino una coscienza mentale del proprio universo superiore a quello dela massa...
    in conclusione...

    l'ignoranza della conoscenza, rende la vita più semplice, poichè ignorando che ogni azione e realmente inutile, si compiono tali azioni, di conseguenza diventano utili, in quanto la nostra mente ci dice che ci hanno aiutato a giungere a determinate conclusioni e soluzioni...

    ogni cosa è inutile nel momento in cui se ne percepisce l'inutilità
    ogni cosa diventa automaticamente indispensabile nel momento in cui non se ne percepisce l'inutilità
    10/13/2009

    45°Regola:

    #Regola 45:
    Perservera

    44°Regola:

    #Regola 44:
    Nonostante tu sia convinto che cio che stai per fare non porterà a nulla falla
    c'è sempre una minima possibilità di riuscita
    10/11/2009

    43°Regola:

    #Regola 43:
    Non Crederle
    10/4/2009

    42°Regola:

    #Regola 42:
    Smettila

    41°Regola:

    #Regola 41:

    Non Amare
    Se Non Riesci A Non Farlo
    Fallo Fine A Morirne

    Finchè Hai Parole E Sigarette Da Offrirmi Verrò Dove Vuoi

    Se Ti Penso
    Mi Rendo Conto Che

    Ti Sento Troppo Distante Per Amarti



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    E Troppo Vicina Per Abbandonarti



    Ma è Meglio Così
    9/28/2009

    40°Regola:

    #Regola 40:
    Metà dei tuoi problemi sono dovuti al posto dove vivi
    9/25/2009

    39°Regola:

    #Regola 39:
    Piangere Da Solo Uccide
    Non Farlo

    spazio

    vuoto
    nonostante tutto lem nai immbobili sulla tastiera e niente nella mente
    soltanto il groppo in gola, la necessità fisica di scrivere, un bisogno forsennato e folle, che gli torturava la mente, chiudeva gli occhi per non fissare quella pagina vuota, vuota come la sua mente, spoglia come il suo cuore,  desiderava riuscire a estrapolare ancora quella nera china d'odio che avev guidato le sue aprole, che aveva scavato dentro di lui e l'aveva svuotato
    eppure niente lo stimolava realmente
    soltanto quando, la mattina, troppo stanco per alzarsi, si coricava nel letto, poche sfuggevoli parole lo trapassavano
    frasi, che lo penetravano quando la notte si schiariva nell'alba, quando la mente era troppo scura per il pensiero lucido
    frasi che forse lo emozionavano, o lo avrebbero emozionato, se solo se le fosse ricordate al risveglio che lo attendeva ogni pomeriggio
    cercava altro, nella vita, nel pensiero, nelle donne, cercava altro...
    nulla gli importava realmente, e mentre lui silenzioso rimaneva immobile su quella testiera la sua mente e la sua anima lo imploravano, urlando e piangendo, di scrivere, anche solo poche parole che l'avrebbero in qualche modo fatto sentire meglio
    descrivere con quale rabbia avrebbe strappato il cuore a quel demone
    descrivere quanto odio gli avvelenava lamente, odio per quel mondo che lo uccideva, che gli tarpava le ali, che se ne fregava di lui, il folle desiderio di prendere un AK-47 semiautomatico e svuotare caricatori su caricatori sulla folla in fuga, scaglaire contro ognuno di loro le sue parole, tramutate in piombo, dalla punta incisa da uan piccola croce, per farle spaccare in quattro parti al contatto con la troppo fragile carne e spappolare le budella sui muri di cemento che quando camminava si piegavano a guardarlo con disprezzo
    desiderava la liberazione, l'immortalità del suo nome, l'unico vero desiderio che lo ossessionava, non vi era altro dentro di lui, soltanto quel folle desiderio, implorava per realizzarlo, avrebbe dato ciò che restava della sua anima....

    ma il silenzio lo trafiggeva ancora
    inchiodando a terra, o sulla sedia, o nella sua mente...

    nient'altro...
    silenzio

    e quelle tanto odiate mani ancora ferme sulla tastiera....

    e....

    [...continua...]
    9/20/2009

    38°Regola:

    #Regola 38:
    Fatti Un Nome
    E Tutto Ciò Che Resterà Di Te

    ...E Il Tuo Nome Che Resta...

    Noi Abbiamo Soltanto E Solo Una Vita E Poi
     Chi Trova La Sua Via Di Uscita Suscita Invidia In Noi
     Appena Puoi Fatti Un Nome E Spingi Il Nome
     E Fallo In Nome Del Tuo Nome E Se Ti Riesce Fatti Onore Perchè
     Dopo La Morte Sulla Terra Non Siamo Che Brezza
     E La Tua Foto E La Tua Data E Il Tuo Nome Che Resta
     Dopo La Morte Sulla Terra Non Siamo Che Brezza
     E La Tua Foto E La Tua Data E Il Tuo Nome Che Resta

    ...E Il Tuo Nome Che Resta...
    9/18/2009

    37°Regola:

    #Regola 37:
    Non Esiste Una Donna Che Non Puoi Conquistare
    Esiste Solo Il Modo Sbagliato Di Corteggiarla
    9/8/2009

    Amante

    LoverMan
    Metallica


     
    C’è un diavolo che aspetta fuori della tua porta
    (Per quanto ancora?)
    C’è un diavolo che aspetta fuori della tua porta
    (Per quanto ancora?)
    Si sta rallegrando e sfidando e scapitando sul pavimento
    (Per quanto ancora?)
    E sta urlando penosamente e strisciando sui muri
    (Per quanto ancora?)
    C’è un diavolo che aspetta fuori della tua porta
    (Per quanto ancora?)
    È debole col malvagio e rotto del mondo
    (Per quanto ancora?)
    Urla il tuo nome e chiede di più
    (Per quanto ancora?)
    C’è un diavolo che aspetta fuori della tua porta
    (Per quanto ancora?)


    Amante! Fin dalle origini dell’universo
    Per sempre, Amen fino alla fine del tempo e togliti questo
    vestito perché sto arrivando (scendendo) sono il tuo amante
    Perché sono ciò che sono ciò che sono ciò che sono

    L sta per AMORE, piccola
    O per SOLO per te faccio questo
    V per amare VIRTUALMENTE tutto ciò che sei
    E per amare pressoché TUTTO ciò che fai
    R per VIOLENTAMI
    M per UCCIDIMI
    A per ESAUDISCI tutti i miei desideri
    N per SAI che il tuo amante sarà la risposta a tutti i tuoi (desideri)

    Amante! Fino all’amara fine
    Mentre imperi si distruggono col fuoco Per sempre e sempre
    E sempre e sempre Amen sono il tuo amante
    Allora aiutami, piccola allora aiutami
    Perché sono ciò che sono ciò che sono ciò che sono
    Sarò il tuo amante!

    C’è un diavolo che striscia lungo il tuo pavimento
    (Per quanto ancora?)
    C’è un diavolo che striscia lungo il tuo pavimento
    (Per quanto ancora?)
    Col cuore tremante, sta varcando la tua porta
    (Per quanto ancora?)
    Con il suo sesso danneggiato nel suo saltellio
    (Per quanto ancora?)
    C’è un diavolo che striscia lungo il tuo pavimento
    (Per quanto ancora?)
    Ed è vecchio e stupido e
    è affamato ed è dolorante
    Ed è zoppo ed è cieco
    ed è sporco e povero
    dagliene ancora, dagliene ancora, dagliene ancora, dagliene ancora, dagliene ancora
    (Per quanto ancora?)
    C’è un diavolo che striscia lungo il tuo pavimento

    Amante! Sto qui Per Sempre, Amen
    Perché sono ciò che sono ciò che sono ciò che sono
    Perdonami, piccola le Mie mani sono legate
    E non ho scelta No, non ho assolutamente scelta

    Lo ripeto
    L è AMORE, piccola
    O è O sì lo faccio (ti amo)
    V è VIRTU’, così non ti offenderò
    Ed è ANCHE se vuoi che io
    R è RENDERE fino a me, piccola
    M è ciò che è MIO
    A è in un QUALCHE modo vecchio, cara
    N è QUALCHE vecchio tempo

    Sarò il tuo amante! Ho fatto un progetto magistrale
    Per toglierti i vestiti Ed essere il tuo uomo, il tuo uomo
    Afferro il trono Afferro il mantello
    Afferro la corona Perché sono ciò che sono
    ciò che sono ciò che sono Sono il tuo amante!

    C’è un diavolo disteso dalla tua parte
    (Per quanto ancora?)
    C’è un diavolo disteso dalla tua parte
    (Per quanto ancora?)
    Dovresti sapere che dorme
    (Per quanto ancora?)
    Ma guarda i suoi occhi
    (Per quanto ancora?)
    Vuole che tu, piccola, sia la sua sposa
    (Per quanto ancora?)
    C’è un diavolo disteso dalla tua parte
    (Per quanto ancora?)

    Amante! Amante! Amante!
    Amante! Fino all’amara fine
    Mentre imperi si distruggono col fuoco
    Per sempre, Amen, sono il tuo amante
    sono il tuo amante
    sono il tuo amante
    sono il tuo amante
    sono il tuo amante
    sono il tuo amante
    Amante
    sono il tuo amante
    Sarò il tuo amante
    sono il tuo amante
    sono il tuo amante
    si, sono il tuo amante
    Amante
    Amante
    Amante
    per sempre, Amen
    Amante
    Per Quanto Ancora?
    9/2/2009

    voglio scrivere

    voglio scrivere
    voglio perdermi nelle parole
    voglio dinuovo quella perdizione che neanche il sesso mi ha mai dato che neanche nella droga
    neanche nell'aclool trovavo
    voglio più volume
    voglio farmi male
    voglio le orecchie che mi scoppiano
    voglio emozioni  forti e incontrollabili
    voglio l'apocalisse
    devo scrivere per sentirmi vivo
    voglio lasciarmi andare
    ho bisogno di scrivere
    di svuotarmi
    voglio
    sprofondare nelle mie parole

    ti senti la testa scoppiare, la pressa che ancora non ti lasci,a quel desiderio di libertà che solo una nove millimetri o un fucile calbro 32 ti saprebbe dare




    e ora perdo le parole


    e non scrivo più



    questa tristezza sparirà domattina

    "Voglio una ricetta medica Vic... voglio una medicina"
    anche io la voglio...

    e domani sparirà quest'amarezza
    voglio stare bene
    e voglio stare bene davvero
    e voglio scrivere
    e voglio stare bene
    e voglio scrivere
    scrivere
    scrivere
    scrivere
    scrivere


    per sempre

    "Non Può Piovere Per Sempre" Brandon Lee

    sollevava ancora il freddo metallo dell'ennesima lattina di birra
    silenzioso, nella buia camera dove contemplava ogni notte della sua vita rimaneva silenzioso mentre, lentamente, dalle sue dita lente spire di fumo dall'odore di nicotina si alzavano nell'aria.
    il sapore amarognollo della birra veniva portato via dai lenti respiri grigiastri del fumo della sua sigaretta
    ironico il pensiero, come il sorriso che lo coglieva ogni qualvolta accendeva una sigaretta
    "un tiro fortunato" voce roca, intenzionalmente e accuratamente modulata per farla risuonare quasi estranea alle proprie orecchie
    "speriamo lo sia davvero questo" forse più pensieri che parole, forse più desideri che pensieri.
    rimaneva immobile, nuovamente taciturno nel fumare e nel bere
    nel lasciarsi seviziare anima e corpo da due delle sue droghe
    gli occhi si chiudevano, nel venir stropicciati dalla fumosa mancina del ragazzo
    mentre quel sorriso non lo abbandonava
    tutto suonava pazzesco e folle alle sue orecchie, alla sua mente, ai suoi occhi
    il desiderio montava la ragione
    ma quella tristezza, nonostante tutto, non se ne andava, una tristezza schiava di una notte troppo calda per essere trascorsa in una stanza dall'aria viziata
    un altra lunga e amara sorsata gli scese in gola, mentre lunghi e amari pensieri gli scendevano nel cuore.
    cosa doveva fare..
    non lo sapeva...
    quattro minuti
    "giusto il tempo di una sigaretta" pensò
    il tenero bagliore arancione si spense contro il marmo lavorato del posacenere, subito seguito dal fondo della lattina che nuovamente venne svuotato.
    alzandosi dal pavimento lasciò l'ennesima lattina a terra
    "e solo questione di una notte... domani andrò tutto meglio..."
    si  abbandonò sul letto, conscio di essere alla gogna a causa della tristezza
    una gogna che il risveglio avrebbe spezzato
    "si... nonostante tutto... domani sarà meglio.... si....."
    8/29/2009

    S.I.L.A.M.

    Basta
    Merito Di Più
    Merito Di Più Di Questo Schifo
    Di Questo Dolore
    Non Voglio Morire
    Non Voglio Più Stare Male

    Non Voglio Più Cedere
    Ora Voglio Combattere
    Combattere Davvero
    E Combattere Per Me
    Farlo Davvero

    Voglio Voi Cinque Affianco A Me
    A Ridere, Scherzare, Insultarmi, Picchiarmi, Farmi Risvegliare Quando Cedrò Dinuovo

    Ve Lo Prometto

    Voglio Cambiare
    Voglio Il Meglio
    Voglio Di più

    Si, Ho Detto Tante Volte "cambio" Ma Ora Non Lo Voglio Più Dire
    Lo Voglio Fare

    Vi Ho Delusi, Una Volta Ancora, E Non Voglio Più Farlo
    Mai Più
    Statemi Affianco
    Aiutatemi
    Perdonatemi
    Mi Voglio Rialzare
    Mi Voglio Sollevare
    Voglio Vivere
    Insieme A Voi
    Non Dovrete Più Inseguirmi
    Non Voglio Andare Più Affondo
    Voglio Andare In Alto
    Per Voi
    Per Me
    Per Me Voglio Il Meglio
    Perchè Lo Merito
    Perchè Deve Essere Così

    Ascoltatemi
    Non è Colpa Mia
    Non Più
    Basta
    E Ora Sorrido
    Perchè So Che Mi Aiuterete, Perchè Mi Fido Di Voi


    Grazie

    Vi Voglio Bene